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Sanremo cambia. Ma cosa resta davvero?


Sanremo per me è anche questo: attesa, persone, musica nell’aria.

Io Sanremo lo guardo da quando ero bambina. E’ una di quelle cose che nella mia vita ci sono sempre state. Ogni anno, stessa settimana. Stessa attesa. Stesso rito.

Per me Sanremo è festa. È la settimana in cui la musica diventa centro, diventa discussione, diventa condivisione. Si commentano le esibizioni, si cambia idea su una canzone dopo il secondo ascolto, si discute una classifica fino a notte fonda. Ed è proprio questo il bello.

E quando vai lì, a Sanremo, lo senti ancora di più. Respiri musica ovunque. Respiri quell’atmosfera che per chi ama davvero le canzoni va oltre la televisione.

Negli anni il Festival è cambiato tantissimo. Se pensiamo a Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno, a 24.000 baci di Adriano Celentano, o alla forza ruvida di Vita spericolata di Vasco Rossi, si sente un’altra intenzione.

Quelle canzoni non nascevano per diventare clip virali. Nascevano per restare.

Oggi il linguaggio è diverso. Le produzioni sono perfette, curate, moderne a volte la sensazione è che si punti più all’impatto immediato che alla profondità.

Il ritornello deve arrivare subito, la frase deve essere condivisibile, il brano deve adattarsi alla playlist.

E allora la domanda viene naturale: stiamo scrivendo canzoni o stiamo costruendo contenuti?

Quest’anno a vincere è stato Sal Da Vinci. Una vittoria che ha acceso commenti e riflessioni, perché Sanremo non è mai solo una classifica: è un racconto collettivo in cui ognuno si riconosce in una canzone diversa.

Ma la classifica è una fotografia. La storia si scrive dopo.

Negli ultimi anni ho notato una cosa anche su di me. Sempre più spesso una canzone di Sanremo non mi colpisce al primo ascolto.

La sera della diretta la sento, la ascolto, ma non mi travolge poi il giorno dopo la rimetto in cuffia, con calma….Senza luci, senza commenti, senza gara ed è lì che a volte la capisco davvero.

Forse pretendiamo che una canzone funzioni subito ma le canzoni che restano non hanno mai avuto fretta.

E poi c’è un’altra cosa che voglio dire.

Al di là delle critiche, delle riflessioni, delle classifiche, devo riconoscere al Festival una cosa importante: mi ha fatto scoprire tanti artisti. Artisti che magari non conoscevo, o che non avevo mai ascoltato davvero e curiosa come sono, dopo Sanremo mi viene sempre voglia di andare a sentirli dal vivo.

Perché io lo penso davvero: un artista va guardato live. Finché non lo vedi su un palco, finché non senti la sua voce senza filtri, finché non respiri l’energia di un concerto, non puoi capire davvero se ti piace o no.

Sanremo è solo l’inizio.

Il palco vero è un’altra cosa.

La classifica finisce in una notte.

La memoria musicale si costruisce negli anni.

Sanremo cambia.

Il tempo decide.

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