
A me è capitato tante volte di arrivare fuori da un concerto in anticipo e sentire solo musica uscire da dentro. Non era un caso. Quello che stavo ascoltando era un soundcheck. O, forse, un line check.
Il line check è la prima fase. È una prova tecnica:
si controlla che ogni strumento sia collegato, che ogni microfono funzioni e che il suono arrivi correttamente in regia. Uno strumento alla volta. Pochi suoni, nessuna canzone.
Il soundcheck, invece, è il momento in cui il concerto inizia davvero a prendere forma. Succede prima che il pubblico entri: che sia un club, un teatro, un palazzetto o una grande arena.
Il palco è acceso, la sala è vuota e dentro si lavora.
Durante il soundcheck non si suonano quasi mai i brani interi. Si provano pezzi, ritornelli, attacchi. Una strofa viene ripetuta più volte.
È per questo che, da fuori, senti canzoni a metà o solo musica senza voce.
E il cantante? Molto spesso è sul palco. A volte canta piano, a volte accenna solo qualche parola, altre volte resta in silenzio mentre la band suona. Perché in quel momento non si sta facendo spettacolo, si sta sistemando il suono.
Il soundcheck è un dialogo continuo tra chi è sul palco e chi è in regia.
Si ascolta, si corregge, si riprova.
Tutto serve a far sì che, la sera, quando il pubblico entrerà, nulla sembri fuori posto. Quello che senti prima del concerto è il live che sta nascendo.
Non è pensato per essere bello, né per essere visto.
Ma senza quel momento lì, il concerto della sera non esisterebbe.
Ci vediamo martedì con una nuova curiosità Dietro il Palco

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