
Roma e Marco Mengoni, in quei giorni di novembre, sembravano parlare la stessa lingua. Quattro date — 8, 9, 12 e 13 novembre— e io ho avuto la fortuna di esserci per due di quelle notti. Eppure mi sembra di aver vissuto un piccolo pezzo di tutte.
8 novembre
Sono entrata al Palazzo dello Sport con quella sensazione di aspettativa bella, quella che ti accompagna quando sai che stai per vivere qualcosa che ti farà bene. E così è stato.
La sua voce quella sera era pura, intensa… e quando ha cantato “Luce” mi sono emozionata quasi quanto lui. Lo vedevo, lo sentivo: stava vivendo ogni parola. Era uno di quei momenti in cui il tempo sembra rallentare.
Poi “Coming Home”, il regalo inatteso. È stato come scoprire una canzone nuova direttamente dal cuore di chi la canta. Mi è entrata dentro subito, senza nemmeno chiedere permesso.
I ballerini mi hanno sorpresa: fluidi, precisi, eleganti. Sembravano disegnare la musica intorno a lui. I coristi e i musicisti… che dire? Superlativi. Ognuno di loro aggiungeva un tassello fondamentale, e si sentiva quanto tutto fosse costruito con cura.
12 novembre
Questa data l’avevo già nel cuore prima ancora di iniziare, perché sapevo che sarei stata in transenna. E infatti è stata un’altra storia. Da lì davanti tutto è amplificato: la voce, la luce, le emozioni.
Quando ha rifatto “Luce”, mi sono venuti i brividi ancora di più. Vedevo proprio l’emozione negli occhi, nel modo in cui tratteneva un respiro, in come lasciava andare certe note. Era impossibile non sentirsi coinvolti.
I ballerini erano ancora più impressionanti da vicino, così come i coristi, che sembravano sostenere ogni vibrazione, ogni crescendo. I musicisti, poi, precisi e pieni di energia: si vedeva che si divertivano, e questa cosa arriva sempre al pubblico.
E poi la passerella. A un certo punto si è alzata e lui è rimasto lì, sospeso sopra di noi. Lo vedevo quasi “fluttuare” sulla platea, e per un attimo mi è mancato il fiato. Era come se la musica lo sollevasse davvero. Uno di quei momenti che non ti scordi.
Conclusione
Ora che le date romane si chiudono, mi rimangono addosso le emozioni vere di queste due serate: la sua voce, la sua sensibilità, i brividi su “Luce”, il nuovo brano ascoltato per la prima volta, la magia della transenna, la passerella sopra le nostre teste.
Sono ricordi che non pesano: sono leggeri, luminosi, di quelli che fanno sorridere anche a distanza di giorni.
E sì, Mengoni dal vivo resta una delle cose più belle da concedersi.
A breve troverete nella sezione “Scatti” alcune foto fatte nelle due serate!
Fatene buon uso 😛

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