
(spoiler: non è un caso)
Se vai spesso ai concerti, c’è una cosa che probabilmente hai notato senza farci troppo caso:
il blu è ovunque.
Blu all’inizio, blu nei momenti più intensi, blu quando il palco si riempie di fumo e l’artista diventa quasi una sagoma.
No, non è una scelta casuale. E no, non è solo una questione di gusto.
Il blu è il colore che “lavora meglio” con il fumo sul palco. A differenza di altri colori, non lo copre e non lo sporca: lo attraversa, lo rende visibile, lo fa diventare parte della scena. È così che nasce quell’effetto sospeso, quasi irreale, che ti fa sentire dentro qualcosa di speciale. Come se l’aria avesse una forma.
C’è poi un altro motivo, meno evidente ma fondamentale: il blu disegna le persone. Con questa luce, i contorni degli artisti risaltano, le silhouette diventano più profonde e il palco acquista tridimensionalità. Anche un gesto semplice, sotto una luce blu, sembra più intenso, più cinematografico.
Dal punto di vista tecnico, il blu è anche una luce “sicura”. Non stanca l’occhio, non altera troppo i colori reali e funziona bene in qualsiasi contesto: piccoli club, teatri, palazzetti, festival all’aperto. Per questo, quando si costruisce un concerto, spesso è il primo colore da cui si parte.
Il blu è la base. Poi arrivano i colori caldi, gli strobo, i colpi di luce che fanno saltare il pubblico. Ma prima di tutto, c’è sempre lui: a creare atmosfera, ad accompagnare l’ingresso, a preparare l’emozione.
La prossima volta che ti ritroverai sotto il palco, immerso in quella luce blu, saprai che non è lì solo per essere bella.
È parte del racconto.
È uno dei primi segreti del live.
Ci vediamo martedì, con una nuova curiosità Dietro il Palco!


